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Mostri MariniNei tempi antichi, l'uomo si è dedicato per la stragrande maggioranza alla scoperta ed esplorazione delle terre emerse. Il mare, le cui sconfinate profondità abissali incutono ancor oggi paura, era più che altro considerato un mezzo per raggiungere terre lontane; non c'è da meravigliarsi quindi che l'inquietudine instillata nei cuori dei marinai da quell'infinito orizzonte blu sia stata foriera di deliranti storie circa leviatani e mostri marini. Non è detto però che tra gli innumerevoli riferimenti a incontri con creature bizzarre presenti nella storia della navigazione, non vi siano testimonianze veritiere. Tra il 1870 e il 1880, circa una cinquantina di calamari giganti si arenarono sulle spiagge di Terranova; prima di allora, la comunità scientifica riteneva il gigantesco mollusco un parto dell'immaginazione. L'Architeutis Dux (questo il suo nome scientifico) è ormai entrato a tutti gli effetti nella schiera degli animali noti alla scienza e nessuna meraviglia se la scoperta è avvenuta solo in tempi recenti: le profondità marine (nelle fosse oceaniche si può scendere per più di 11 km ) sono ancora per la maggior parte inesplorate. Il buio insondabile sotto quell'immensa coltre d'acqua può verosimilmente celare migliaia di creature ignote; basti pensare che nonostante la sua mole, non è mai stato avvistato un calamaro gigante nel suo ambiente naturale: le prove della sua esistenza consistono infatti nelle carcasse rinvenute sulle spiagge o comunque in acque poco profonde. Non si conosce quindi niente delle sue abitudini. L'enorme pressione delle grandi profondità (la pressione aumenta di una atmosfera ogni 10 metri di profondità) unita alla totale oscurità rende gli abissi ,per l'uomo, un ambiente ancora più inospitale dello spazio cosmico; grazie alle recenti tecnologie è stato possibile un primo approccio all'esplorazione sottomarina per mezzo di robuste batisfere e in ogni immersione vengono scoperte sempre nuove creature. Sono stati addirittura scoperti organismi che prosperano sui fondali marini senza dipendere dal sole (cosa più unica che rara sulla terra), traggono altresì l'energia e il nutrimento da camini vulcanici sottomarini. È del tutto plausibile, quindi, che animali anche di grossa mole abbiano potuto nascondersi alla vista dell'uomo protetti dalle sopraccitate condizioni. |
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| I Globster o Blob |
| Il termine Globster fu coniato da Ivan T. Sanderson nel 1962 per descrivere la grande carcassa arenatasi in Tasmania nel 1960. Queste colossali masse organiche, dette anche Blob, si distinguono dalle normali carcasse marine per la difficoltà che offrono ad essere identificate come resti di animali conosciuti. |